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OCSE indagine stato istruzione

OCSE, indagine sull'istruzione nel mondo

03 dicembre 2019

Indagine che prende in considerazione i sistemi educativi dei 36 paesi membri OCSE. In Italia come ce la caviamo?

 

Vuoi sapere quali sono i Paesi con i peggiori risultati in matematica? O chi investe di più nell'istruzione e come sono ripartiti i fondi? Il rapporto periodico OCSE "Education at Glance" (che potete consultare integralmente e gratuitamente qui) risponde a queste ed altre domande. Una panoramica per comprendere lo stato di salute dell'istruzione nel mondo e in Italia.

OCSE è l'acronimo per Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: un'organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri: 36 stati con una comune economia di mercato. Vediamo alcuni dati interessanti del report 2019 sull'istruzione nei paesi membri.

NEET

Figura 1. Percentuale di cittadini nella fascia d'età 18-24 che sono impiegati (verde), disoccupati (nero), inattivi (grigio) (2018)

I giovani tra i 18 e i 24 che non lavorano, non studiano e che, in generale, non seguono nessun corso di formazione sono i cosiddetti NEET (in grigio nel grafico): "not (engaged) in education, employment or training". In media nei paesi OCSE rappresentano il 14,3% della popolazione. L’Islanda, l’Olanda e la Norvegia sono i paesi con il più basso tasso di NEET.

L’Italia, assieme alla Turchia e alla Colombia, risulta essere il paese con la più alta percentuale di NEET, con quasi 25,7% di inattivi. Preoccupante la durata della disoccupazione: in Italia e in Grecia, un NEET su due è rimasto senza occupazione per oltre 12 mesi. 

Figura 2. Percentuale di disoccupati nella fascia d'età 18-24 per durata della disoccupazione (2018)
Meno di 3 mesi (rosa), da 3 a 12 mesi (azzurro), meno di 12 mesi (verde chiaro), più di 12 mesi (verde scuro)
Come percentuale di tutti i cittadini nella fascia d'età 18-24

Chi investe di più sull’istruzione?

Figura 3. Investimenti nell'istruzione come percentuale del PIL (2016)
Da fonti pubbliche, private ed internazionali, per livello di istruzione: scuola primaria, secondaria e post secondaria non terziaria (azzurro), terziaria (verde)

Secondo le statistiche OCSE i paesi che spendono di più per l’istruzione sono Norvegia e Nuova Zelanda e Cile, mentre l’Italia si posiziona al sestultimo posto.

La Norvegia è anche il paese che più di tutti investe nell'istruzione pubblica, seguita da Finlandia, Islanda e Belgio. Il paese ad investire maggiormente nelle università private è invece il Cile, seguito da Australia, Regno Unito e Stati Uniti.

Salari a confronto

Figura 4. Salari di insegnati (blu e azzurro) e principali (verde chiaro e scuro) comparato a quello di lavoratori con livello di istruzione simile e universitario (2018)

Dal rapporto OCSE risulta che gli insegnanti guadagnano tra il 78% e il 93% circa rispetto al salario di lavoratori con un livello di istruzione universitario. Gli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado percepiscono un salario maggiore in Lussemburgo, Corea, Olanda, mentre in Repubblica Ceca, Polonia e Turchia la paga media è inferiore. L’Italia si piazza circa a metà classifica.

Insegnanti anziani e dove trovarli

Figura 5. Età media insegnanti  (2017)

Dalle statistiche OCSE emerge che in media meno del 15% di insegnanti ha un'età inferiore ai 30 anni. Una grande fetta di insegnanti supera i 50 anni: oltre il 33% nelle scuole primarie, il 37% nelle secondarie di primo grado e il 40% nelle secondarie di secondo grado.

L'Italia è all'ultimo posto di questa classifica: circa il 60% degli insegnanti ha un'età pari o superiore ai 50 anni, il 40% tra i 30-49, e meno dell'1% è under 30.
Il Paese con il maggior numero di insegnanti giovani è il Regno Unito, dove il 25% è under 30.
P
er quanto riguarda il mondo accademico, in Italia i professori universitari under 30 sono sempre meno dell'1%. In contrasto, in Germania lo staff accademico sotto i 30 anni supera il 24%.

Genitori e figli

Figura 6. Livello massimo di educazione raggiunto da almeno un genitore (2017)

Il grado di istruzione dei genitori può influenzare quello dei figli?

La provenienza da un background economico-sociale svantaggiato può avere un forte impatto sul successo scolastico e sul completamento dell’istruzione universitaria.
È difficile stabilire una correlazione tra il livello di istruzione raggiunto dai genitori e dai figli. Tuttavia in quasi tutti i paesi per i quali sono disponibili dati al riguardo, l'indice di completamento degli studi è più alto per gli studenti con almeno un genitore laureato, e più basso per studenti i cui genitori non hanno completato la scuola superiore.

Disparità di genere

Altro dato interessante riguarda il grado di istruzione raggiunto dalle donne. In media la percentuale di donne che raggiunge il livello universitario è superiore agli uomini: anche in Italia è così.
I paesi con il più alto tasso di laureate sono la Lituania e l’Estonia e il Portogallo.

Figura 7. Percentuale di donne laureate in rapporto agli uomini laureati (verde chiaro). (2018)

Tuttavia, il numero delle insegnanti di sesso femminile diminuisce all'aumentare del livello dell'educazione. Le donne infatti sono la maggioranza degli insegnanti nella scuola primaria e secondaria, ma meno della metà dei professori universitari.
In media, le donne rappresentano il 97% del corpo insegnante alle scuole dell’infanzia, l'83% nelle scuole primarie, il 60% nelle secondarie e il 44% all'Università.

A livello universitario, solo in Lituania, Lettonia, Lettonia e Russia il numero di professori donne supera gli uomini. L'Italia è in quintultima posizione, prima di Svizzera, Grecia, Corea e Giappone: dunque un elevato numero di laureate non corrisponde ad un equivalente presenza di donne nella carriera accademica.

Figura 8. Distribuzione di genere nell'educazione terziaria (2017)
Percentuale di donne  nei corpi insegnanti in istituzioni pubbliche e private.

Nell'ambito delle scienze naturali, matematiche o statistiche, la presenza di donne diminuisce con l’avanzare della carriera universitaria. Infatti se in media il 54% dei laureati sono donne, tra chi consegue il dottorato di ricerca la percentuale scende al 46%In alcuni paesi il divario aumenta anche a 15 punti percentuali.

Questo dato si riflette nelle pubblicazioni: solo il 22% degli autori di articoli scientifici sono donne, e il numero di brevetti richiesti da donne varia tra il 4% in Austria fino al 15% in Portogallo.

Figura 9. Percentuale di donne laureate in scienze, matematica, e statistica a livello di master e dottorato (2017)

Conclusioni.

Il quadro che ci restituisce questa indagine non è certo positivo per il nostro paese: gli insegnanti pubblici sono infatti mediamente piuttosto vecchi, maschi e percepiscono uno stipendio inferiore rispetto agli altri lavoratori con laurea, condizioni che incidono pesantemente sul livello di motivazione e qualità dell’insegnamento. L'Italia investe poco nell'educazione ed i suoi giovani - forse consci dell’alta percentuale di disoccupazione tra gli under 24 - sono meno fiduciosi nel futuro, eventualità che difficilmente possiamo considerare scollegate.

 

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